La mia follia

Ieri sera mi sono addormentato alle 1:30 leggendo informazioni su Jack Kerouac. In questa quarantena ho letto – I vagabondi del Dharma- e poco prima avevo riascoltato in audiolibro – On the road- e di nuovo letto una raccolta di poesie della Beat Generation realizzata dalla nostra Fernanda Pivano. Kerouac è una figura sempre presente nei miei pensieri.
E qualche giorno indietro mi sono imbattuto in una casa d’aste di Las Vegas -su internet- mentre aspettavo che là fuori le cose si calmassero e potessi tornare a fare la vita di tutti i giorni. Vendevano un assegno di Jack Kerouac del 1958 staccato nel giorno prima del suo compleanno ad una cifra abbastanza spropositata, fuori dai miei canoni, che superava il mio stipendio mensile. Sono entrato in contatto con loro e ho cominciato a trattare attraverso un fitto scambio di mail e a fare delle proposte e richiedere se eventualmente avessi potuto pagarlo a rate e così alla fine, ho vinto. Ho vinto spendendo una cifra importante che mi sono impegnato a pagare in 6 mesi.
E in questi giorni ho avuto una botta di energia pazzesca due giorni 48 ore di follia e ci ho bevuto sopra vino e birra e ho brindato ho festeggiato ho sognato di cambiare la mia esistenza di aver stretto un patto con lui e non lo so forse è una follia, ma quell’assegno tra poco sarà mio, come un pezzo di storia. Ed ora sono devastato perché è da due giorni che vivo super carico di questa pazzia che mi ricorda la prima volta in cui da bambino scappai di casa durante il mio compleanno. Avevo 7-8 anni e nel bel mezzo del mio compleanno, credo al – Tanti auguri a te! Fuggii dal mio appartamento, dal quarto piano scappando giù per le scale come un cavallo pazzo e venni  rincorso da tutti i miei amici e da mio padre che urlò – di fermarmi, ma continuai a scappare fino ad arrivare oltre un paio di isolati nel mio quartiere. Mio padre mi raggiunse affannato e mi fermò strattonandomi per un braccio: dove pensi di andare?! 
Volevo essere libero di festeggiare e di non essere al centro dell’attenzione e così è stata la mia vita, da momenti di totale socialità a momenti di buio solitario. Poi mi sono reso conto che condividere è importante ed è un po’ la voce che ho percepito in Kerouac, una voglia di condivisione assoluta controbilanciata da una ricerca di solitudine, di riflessioni interiori, di crescita personale. Ieri sera non ho fatto altro che cercare informazioni su di lui e spesso mi arrivavano foto e articoli dal 1957, l’anno in cui uscì – On the road- . Ho raccolto informazioni anche del 1958 (anno in cui ha staccato quell’assegno, che tra non so quanto sarà mio), pubblicò – I vagabondi del Dharma – che è stato il mio viaggio della quarantena 2020. Un libro che mi ha tirato fuori i demoni e ripulito. La sua fu una ricerca come la mia, in questo periodo – dov’è Dio?
Ieri ho letto articoli su articoli dalle 23.30 all’1.30 anche in lingua inglese ed ho trovato la sua furia e stanotte mi sono svegliato urlando. E oggi sono devastato come dopo una sbornia. Ed è l’inizio del viaggio dell’assegno che diventerà mio, datato 11 Marzo 1958 ed intestato ad un negozio di abbigliamento di New York. Il 12 Marzo 1958 Jack Kerouac compì 37 anni ed era all’apice della sua massima ispirazione e di quei successi trascinarono un gruppo di scrittori, in quella che venne definita Beat Generation. Non posso fare altro che comprendere in ogni minimo dettaglio cosa fece e cosa gli accadde in quei due anni, tra il 1957 e il 1958 fino al giorno del suo 37esimo compleanno. Così quando avrò l’assegno nelle mie mani, saprò di più del mondo in cui si trovava Jack Kerouac quando firmò quel titolo al portatore.
E se, dopo essersi comprato degli abiti per il suo compleanno, festeggiò con gli amici o fuggì come feci io.
Il finale non è scontato.

Il rumore delle foglie

Ogni volta che un albero
svolazza al vento
estivo/primaverile
soprattutto i platani
che sembrano donne
dai capelli lunghi,
vivo un meraviglioso
momento d’oro,
pura nostalgia,
natura libera.
È un effetto che la mia
mente compie andando
a riaprire le stanze della
mia infanzia.
Quando sedevo
sul passeggino e non
facevo altro che osservare
il cielo, gli alberi e il rumore
delle foglie simile
al rumore del mare sul
bagnasciuga.
Vivevo il presente, attività
dimenticata in fase adulta.
Oggi, grazie alla meditazione
mi capita di avere epifanie
come questa,
mentre passeggio e fotografo.
Tutto ciò avviene
nell’ippocampo, dove si
formano le connessioni
neurali. I nostri sensi
permettono ai neuroni di
esprimere segnali
che ritornano esattamente
agli stessi punti del cervello precedentemente utilizzati,
cioè dove si conserva
la memoria.
È una cosa chiamata memoria
relazionale.
Ed è una delle droghe di
cui mi faccio maggiormente.

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Dove non ero mai stato

Dove leggo,
dove scrivo,
dove mi interrogo,
dove contemplo
il cielo
e mi rilasso al sole.
Dove trascorro
le mie giornate
e controllo
la crescita dell’erba
e dei fiori spontanei.
Fiori venuti dal nulla
come i papaveri,
fiori clandestini
che mi sorprendono
al mattino e salutano
alla sera.
Voglio comprare
semi e cospargere
questo territorio
senza regole
come quando leggo
e poi scrivo
e spuntano parole
dal nulla.
La stessa meraviglia
si ripete
in questo giardino,
dove non ero
mai stato
in 7 anni ma era lì
sotto i miei occhi.

Il giardino selvaggio

Ho scoperto un lato
selvaggio del mio giardino
(anche un po’ poetico)
dove ci ho trasferito
le mie ansie, i miei versi.
Ora è incolto come me,
le erbacce sono cresciute
nonostante le abbia
strappate di recente.
Ma arriverà l’estate
che le brucerà
regalandoci
grandi bevute con amici,
cieli stellati,
braci aromatiche
e poesie malinconiche.

La mia prima tavola
da skateboard,
avevo 12/13 anni e
trovare l’equilibrio e
cadere era molto più
facile di oggi.
Questa quarantena
ci ha insegnato ad avere
pazienza e con essa
maggiore equilibrio.
Speriamo di portarci
queste virtù
nel nostro bagaglio
di vita quando
tutto sarà finito.