La solitudine della Coca Cola

La solitudine
della Coca Cola.
ieri notte alle 23.30
il termometro
segnava 31gradi.
L’afa insiste,
i pensieri smarriscono
l’attenzione come
un predatore
con la sua preda.
Il disagio aumenta
come i matti in strada,
soprattutto di notte.
Ascolto i miei amici
che suonano in un
luogo da birra buona
e pizza surgelata.
Lei, la regina che
Vasco Rossi invitava
a bere “.. perché fa bene”.
suda e si fa beffa
del disagio logorando
il mio corpo e la bile.
Ritorno a casa, attaccando
adesivi in giro e emettendo
rumori con la bocca
che ricordano i canti
delle foche. Un richiamo
nella notte, sotto un
palazzo, nel quartiere vicino
al Porto e qualcuno da
un balcone risponde
surclassandomi di gran
lungo emettendo rutto epico.
Non c’è poesia. No, devo
risolvere alcune cose,
spostare massi dal flusso
creativo. Aspettare
un po’ di fresco magari
l’elettricità di un temporale
e la pioggia che fa rinascere
e germogliare nuovi
frutti.

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